Traduzione

La tecnologia sempre più al servizio della medicina

Anche quest’oggi le mie riflessioni sul mondo della traduzione partono da un articolo molto interessante, che parla delle interazioni tra tecnologia e salute (alcune recenti, altre in arrivo a breve).

A una prima lettura, già la mia mente si riempie di mille domande. Come potranno i giganti della tecnologia aiutare miliardi di utenti in tutto il mondo ad avere sempre sotto controllo tutti i propri dati clinici? Quali investimenti serviranno per digitalizzare tutta la struttura sanitaria nazionale? In un futuro non molto lontano sarà davvero possibile avere in tempo reale sul proprio smartphone diagnosi di visite mediche, esiti di esami di vario tipo, informazioni sui futuri appuntamenti? Sarà possibile prenotare esami diagnostici e visite mediche presso qualunque struttura, pubblica o privata, con un semplice tocco del dito? E che rischi comporta, soprattutto a livello di riservatezza, un mondo in cui tutti i dati sulla nostra salute circolano in modo digitale?

Da utente (e da geek, ammettiamolo) sono elettrizzata da tutte le novità che emergono giorno dopo giorno in questo campo, da tutte le app che ci semplificano la vita sotto molteplici punti di vista. È un mondo totalmente nuovo e dalle potenzialità infinite.

Anche come traduttrice seguo questi sviluppi molto da vicino. Il settore medico e quello tecnologico sono i miei settori di punta, e proprio negli ultimi mesi ho lavorato alla traduzione di due app in ambito salutistico. I due progetti hanno richiesto una grande attenzione sia a livello tecnico (perché la traduzione di un’app richiede sempre una grande immaginazione, in modo da fornire all’utente un prodotto intuitivo e semplice da usare) che dal punto di vista della terminologia medica (quando si tratta di salute è ancor più fondamentale che i contenuti siano accurati al 100% – del resto, come diceva Mark Twain, “Fai attenzione quando leggi libri di medicina. Potresti morire per un errore di stampa.”).

Insomma, il cambiamento sta arrivando, e io decisamente non vedo l’ora di farne parte, sia come utente che come professionista.

Ecco qui il link a cui potrete leggere l’articolo (in inglese):

Apple and Amazon’s moves in health signal a coming transformation

Pensieri sulla traduzione automatica

Rieccomi qui, dopo diverso tempo. Ho appena consegnato un progetto enorme che mi ha tenuto compagnia per oltre tre mesi e che già mi manca. In parte perché l’argomento era estremamente piacevole (no, non era il manuale di installazione una turbina eolica, né un protocollo clinico 😉 ) e poi perché in questo progetto ho avuto molta libertà sia nella scelta delle parole che della struttura della frase e mi sono sentita un po’ scrittrice: sinonimi, giochi di parole, espressioni più o meno colloquiali… qui si torna al mio amore adolescenziale per la scrittura creativa!

Dopo oltre tre mesi in cui questo progetto è stato il mio primo pensiero al mattino e l’ultimo prima di andare a letto (non esageriamo, al mattino il primissimo pensiero è sempre il caffè!) mi ritrovo alle prese con un progetto totalmente diverso e per nulla creativo, anzi: il cliente mi ha fornito dei file parzialmente elaborati con un motore di traduzione automatica.

Sono da sempre appassionata di tecnologie e la traduzione automatica, onestamente, non mi dispiace. Nei file del nuovo progetto vedo, ad esempio, un grande miglioramento. Mi immagino già i colleghi che sbuffano 🙂 In realtà, credo che la percezione dei traduttori sulla machine translation dipenda molto dall’uso che se ne fa. Molti clienti sperano di risparmiare sui costi di una traduzione specialistica affidandosi a uno strumento che, seppure utile per velocizzare il lavoro (soprattutto in determinati ambiti, come quello tecnico), non offre certo la precisione e l’attenzione al dettaglio di un professionista.

Di sicuro nei prossimi anni avremo tutti modo di riparlare di machine translation in ogni salsa, perciò oggi non mi dilungo. Vi lascio qui di seguito il link di un articolo in inglese, fresco fresco, che parla di Google Translate, sperando che possa fornire qualche spunto di riflessione (e che possa anche rincuorare i colleghi: ci sarà bisogno di noi ancora per un bel po’):

https://www.theatlantic.com/technology/archive/2018/01/the-shallowness-of-google-translate/551570/

Buona lettura!

Editing o proofreading?

In questi giorni ho avuto il piacere di lavorare in qualità di proofreader su una traduzione medica di una collega. Parlo proprio di piacere perché, in effetti, la traduzione era di ottimo livello e i miei interventi sono stati ridotti al minimo… un lavoro “rilassante”, oserei dire!

È sempre positivo ed educativo rileggere lavori dei colleghi: ci sono sicuramente frasi che avrei tradotto in modo diverso, le differenze tra il mio stile e quello di altri traduttori sono lampanti e mi aiutano a riflettere su come poter migliorare i miei testi. Inoltre, se il lavoro riguarda una tematica su cui l’altro traduttore ne sa più di me, ho la possibilità di imparare qualche termine nuovo.

Come sempre, comunque, occuparmi di proofreading mi porta a riflettere sulle differenze principali tra editing/revisione e proofreading, su cui mi sono scontrata spesso in passato nella mia esperienza da project manager. Mi sembra utile riportare qui un breve riepilogo, che potrà essere utile sia a qualche collega alle prime armi che ai miei clienti.

Proofreading

Il proofreading consiste nella correzione delle bozze, finalizzata al rilevamento delle seguenti tipologie di errori:

  • Errori di battitura e refusi
  • Errori grammaticali
  • Errori sintattici
  • Omissioni/frasi saltate
  • Errori nei numeri o nei nomi di luoghi, persone, società
  • Errori di punteggiatura

Una volta terminato questo controllo (anche con l’ausilio di appositi strumenti per il controllo ortografico e grammaticale), a seconda del formato del file è possibile procedere anche con il controllo del layout.

È importante notare come in questa fase NON si effettui un controllo terminologico, a meno di errori eclatanti, e soprattutto NON si intervenga sullo stile.

Editing o revisione

In questo caso, invece, tutti i contenuti della traduzione vengono attentamente analizzati. Il revisore (sempre madrelingua della lingua di arrivo) deve verificare che la traduzione sia fedele all’originale, corretta dal punto di vista sintattico-grammaticale ma anche dal punto di vista terminologico. Deve inoltre verificare che lo stile sia idoneo ai contenuti e all’obiettivo del testo tradotto.

Basta questa breve descrizione per capire che una revisione richiede di analizzare la traduzione molto più in profondità, mentre il proofreading si limita agli aspetti formali del testo. Ecco perché i tempi per una revisione sono molto più lunghi.

Quando viene richiesto un lavoro di questo tipo è sempre bene verificare col cliente quale sia l’obiettivo finale: capita spesso che venga richiesto un servizio di proofreding, salvo poi ricevere un reclamo per non aver apportato migliorie dal punto di vista stilistico o terminologico.

 

 

1